Sfiducia in discussione

Convocata la seduta per la mozione di sfiducia a Bono

L'Aula si riunirà il 19 maggio alle 20. Al centro dell'incontro ci sarà la mozione di sfiducia contro il sindaco Maurizio Bono, prevista come secondo punto all'ordine del giorno.

Convocata la seduta per la mozione di sfiducia a Bono

Il destino dell’amministrazione comunale di Arcore si avvicina a un momento cruciale, ora fissato in agenda. Il presidente del Consiglio Comunale, Laura Besana, ha ufficialmente convocato l’assise cittadina per martedì 19 maggio 2026, alle ore 20.

La convocazione è stata resa nota nel primo pomeriggio di giovedì 30 aprile 2025.

L’ordine del giorno della seduta, che si svolgerà in sessione ordinaria presso la sala consiliare di via Gorizia, promette di essere acceso. Al centro della serata si troverà la discussione e il voto sulla mozione di sfiducia al Sindaco Maurizio Bono, secondo quanto previsto dall’art. 52 D.Lgs. 267/2000, che sarà trattata subito dopo le comunicazioni iniziali.

Punti chiave: bilancio e mozione

La scelta della data e la composizione dell’ordine del giorno riflettono l’urgenza della situazione politica attuale. Tra i temi principali che i consiglieri dovranno affrontare ci sarà non solo la questione della tenuta della giunta, posizionata strategicamente all’inizio della seduta, ma anche l’approvazione del bilancio consuntivo, bocciato nell’ultima riunione. Saranno inoltre discussi l’approvazione del piano finanziario TARI 2026/2029 e il piano programma 2026 di “Offertasociale”.

I cittadini sono stati invitati a partecipare alla seduta pubblica, che rappresenta un passaggio fondamentale per il futuro politico di Arcore. La convocazione, firmata dal Presidente Besana il 30 aprile 2026, segna l’inizio del conto alla rovescia per una serata che si preannuncia determinante.

Reazione dei consiglieri firmatari della sfiducia

Rimane da vedere quale sarà la reazione dei nove consiglieri che hanno firmato la mozione di sfiducia, tra cui sei appartenenti alla minoranza e tre della maggioranza: Fabio Varrecchia, Giovanni Timpano e Valeria Di Tullio. Alcuni di loro avevano espresso la possibilità di dimissioni di massa se la presidenza del Consiglio non avesse convocato l’assise entro dieci giorni dalla presentazione della mozione, scadenza fissata per il 7 maggio. Tuttavia, secondo fonti vicine, l’ipotesi di dimissioni ha perso forza a causa delle riserve avanzate da alcuni dissidenti, che preferirebbero attendere la discussione della mozione in aula.