Negli ultimi tempi, la situazione ad Arcore non è stata affatto semplice. Dopo settimane di discussioni intense e numerose commissioni, la decisione è stata finalmente presa: la città avrà uno spazio dedicato a Sergio Ramelli.
Il cammino verso l’inaugurazione, prevista per sabato 18 aprile, è stato caratterizzato da un acceso confronto politico. Le polemiche non sono state solo un sottofondo, ma hanno evidenziato quanto la memoria di certi eventi rimanga un tema delicato. Tuttavia, l’Amministrazione è riuscita a superare le difficoltà burocratiche per avviare la fase del ricordo con un programma che prevede l’intitolazione ufficiale dei giardinetti tra via Golgi e via Ferrini alle ore 10, seguita dalla presentazione di un libro sulla vita del giovane milanese ucciso nel 1975.

Riflessioni di Mantegazza: oltre il simbolo
In questo contesto, Raffaele Mantegazza, pedagogista ed ex assessore, ha espresso una riflessione significativa che sfida le convenzioni ideologiche. Mantegazza ha invitato la comunità a spostare l’attenzione dal simbolo politico alla tragedia umana, sottolineando che quando osserva l’immagine di Ramelli, vede principalmente un ragazzo vittima della violenza in una democrazia.
Il docente ha fatto un confronto audace, paragonando la morte di Sergio a quella di ragazzi come Carlo Giuliani o Fausto e Iaio. Questa provocazione ha lanciato un messaggio forte: da antifascista, Mantegazza ha rifiutato di ridurre Ramelli all’etichetta di fascista, avvertendo del rischio che la sua memoria venga strumentalizzata a fini politici.
Risposta del Sindaco: la toponomastica come messaggio
Il sindaco Maurizio Bono ha prontamente replicato, cercando di riportare il dibattito su un piano di “verità istituzionale”. Pur riconoscendo il valore dell’intervento di Mantegazza, ha chiarito che la decisione di intitolare la strada è stata presa con una delibera di Consiglio, con l’intento di «sottrarre la memoria alle tifoserie e riportarla al suo significato più alto: civico, educativo, condivisibile».
Bono ha risposto con fermezza alle accuse di politizzazione, affermando che Sergio Ramelli non è una pedina, così come non lo sono le altre vittime degli Anni di Piombo. Le intitolazioni, per il sindaco, non sono simboli propagandistici, ma moniti quotidiani su quali conseguenze può avere l’odio quando sostituisce il dialogo democratico, definendo l’iniziativa come un modo per «promuovere una politica giusta: ferma nelle idee, ma sempre umana».
La preoccupazione sociale: linguaggio e violenza
Il discorso di Bono si è ampliato a una preoccupazione più ampia riguardo alla tossicità del linguaggio politico contemporaneo. Il sindaco ha espresso allerta per il degrado del linguaggio, citando episodi di insulti disumanizzanti rivolti a figure istituzionali, che segnano il superamento di una soglia pericolosa. Secondo Bono, quando si inizia a compromettere la dignità dell’avversario, si apre la porta alla delegittimazione e, infine, alla violenza. Qui ha trovato un punto di contatto con Mantegazza: sebbene non tutte le ideologie siano uguali, diventano intollerabili quando legittimano la violenza, sostenendo che «qualcuno meriti la morte più di un altro», mettendo l’ideologia sopra l’essere umano e infrangendo il patto democratico.
Le critiche del sindaco alle opposizioni
Non sono mancate le frecciate del sindaco ai consiglieri di minoranza.
“Voglio aggiungere un’ultima considerazione, scomoda ma necessaria: quando, ad Arcore come in altri Comuni, si disertano le Commissioni e le votazioni su questi temi, non si sta “prendendo le distanze” da una targa. Si sta rinunciando al confronto. E la rinuncia al confronto – il rifiuto di affrontare la storia, anche quando dolorosa – è ciò che alimenta l’ideologia peggiore: quella che divide e nega, selezionando le vittime “giuste” e “sbagliate”. La storia di chi ha creduto nei propri ideali e ha dato la vita non può essere conosciuta “a giorni alterni” o solo quando fa comodo. Da sindaco, dico due cose: apprezzo l’invito di Mantegazza a uscire dalle gabbie ideologiche e a guardare le persone; e rilancio quel messaggio sul presente, perché dobbiamo disinnescare il clima tossico prima che diventi sistema. Contatterò il professore per discutere di possibili iniziative da realizzare insieme, per educare, ricucire e riportare la politica – tutta – dentro i confini del rispetto e della responsabilità”.
Un appello al dialogo per unire la città
Il percorso di Arcore verso il 18 aprile non si limiterà a un semplice atto commemorativo. Bono ha infatti manifestato l’intenzione di contattare personalmente il professor Mantegazza per discutere di possibili iniziative comuni. L’obiettivo è trasformare questo momento di tensione in un’opportunità per educare e ricucire, riportando la politica nei confini del rispetto e della responsabilità, cercando di superare definitivamente le gabbie ideologiche del passato.