Il percorso per l’intitolazione non è stato semplice, come sanno coloro che hanno seguito le recenti cronache locali. Dopo settimane di discussioni intense e una serie di commissioni, Arcore avrà finalmente uno spazio dedicato a Sergio Ramelli.
La strada verso il 18 aprile è stata segnata da un acceso confronto politico. Le polemiche non sono state solo un sottofondo, ma hanno messo in luce quanto la memoria di quegli anni resti un tema delicato. Tuttavia, l’Amministrazione è riuscita a superare la fase burocratica, aprendo la strada al ricordo.

Due momenti per ricordare
L’evento si articolerà in due fasi. Alle 10 avrà luogo l’intitolazione ufficiale dei giardini tra via Golgi e via Ferrini, con il sindaco Maurizio Bono e l’assessore Luca Travascio che sveleranno la targa dedicata al giovane milanese ucciso nel 1975.
Alle 10:30, ci si sposterà in via Sant’Apollinare 1 per un approfondimento culturale. Sarà presentato il libro «Sergio Ramelli: Una storia che fa ancora paura», con ospiti come l’onorevole Paola Frassinetti e gli autori Andrea Arbizzoni e Guido Giraudo, moderati dal giornalista Marco Pirola.
La riflessione di Raffaele Mantegazza
In mezzo alle celebrazioni e alle contestazioni, emerge la voce di Raffaele Mantegazza, docente universitario e membro dell’Anpi. La sua posizione invita a spostare il focus dal simbolo politico alla tragedia umana.
“Quando vedo l’immagine di Ramelli, vedo un ragazzo ucciso in una democrazia, per idee che non condivido. Ma vedo un ragazzo”, afferma Mantegazza con franchezza.
Il pedagogista paragona Ramelli a figure come Carlo Giuliani e Fausto e Iaio, evidenziando come in un periodo di intensa politicizzazione, la politica sia stata fatale per molti giovani.
Separare politica e storie umane
L’analisi di Mantegazza si fa incisiva, contestando le etichette che semplificano la storia. “Da antifascista, non accetto che questo ragazzo venga definito un fascista”, afferma con determinazione. “Se non ci liberiamo di queste etichette e non affrontiamo seriamente gli Anni di Piombo, rimarremo fermi. Se Ramelli era fascista, allora cosa erano Almirante e Franco Freda?”.
Mantegazza esprime il sospetto che la memoria venga strumentalizzata per fini politici: “Chi oggi vuole intitolare un’area pubblica a Ramelli potrebbe non interessarsi realmente a lui, ma usarlo come pedina nel dibattito politico”.
Un appello alla cittadinanza
Il docente conclude con un appello alla cittadinanza e alla classe dirigente, esortando a superare il “vittimismo selettivo”.
“Dobbiamo ripartire dalle storie delle persone e comprendere perché, in quegli anni, si moriva in piazza per la politica. Non possiamo affermare che tutte le ideologie sono uguali; tuttavia, non possiamo neppure dire che alcune persone meritassero la morte più di altre”.
Il 18 aprile, Arcore non inaugurerà solo un giardino, ma sarà chiamata a riflettere. Resta da vedere se la città saprà guardare a quella targa con la maturità invocata da Mantegazza o se prevarrà ancora una volta lo scontro ideologico.