In un’epoca in cui molti aspirano a diventare supereroi, c’è chi sceglie di essere un supporto fondamentale, come Pippo Ricci, capitano dell’Olimpia Milano e figura di spicco della Nazionale italiana di basket. Venerdì scorso, Ricci ha partecipato a un evento significativo a Villasanta, dove ha raccontato la sua esperienza di vita.
Incontro con i giovani
Ricci è stato l’ospite d’onore del quarto incontro della rassegna “Educare è un viaggio”, organizzata dal Comune in collaborazione con il Centro culturale “Don Pietro Spreafico”. Questo percorso è dedicato alle sfide del mondo educativo giovanile. Sul palco dell’Astrolabio, il capitano ha condiviso un racconto intriso di sacrificio, passione e altruismo:
“Non ho mai voluto essere Batman, l’eroe del momento – ha dichiarato, rifacendosi alla sua autobiografia – Anzi, ho sempre preferito essere la sua spalla, Robin: un personaggio che resta in secondo piano ma che compie azioni fondamentali.”

Una visione del gioco e della vita
Questa filosofia ha guidato Pippo Ricci nella sua carriera, sia dentro che fuori dal campo. Non è un giocatore che segna 20 punti a partita o esegue giocate spettacolari; piuttosto, si dedica al lavoro essenziale che consente alla squadra di prosperare:
“E’ un ruolo che mi è sempre calzato, sin da quando ero giovane – ha continuato Ricci – Ho capito che anche nel basket potevo trovare il mio spazio. Tengo alla squadra e allo spogliatoio più di ogni altra cosa e non ho problemi a fare un passo indietro quando serve. L’altruismo si può costruire, ma io sento di averlo sempre avuto dentro di me.”
Il valore del duro lavoro
Durante il dialogo con i ragazzi, Ricci ha parlato non solo della sua carriera, ma anche del suo impegno con l’associazione “Amani”, che sostiene l’istruzione dei bambini in Tanzania. Ha affrontato anche temi delicati, come i limiti fisici e le sfide legate al peso, superati con l’aiuto di professionisti:
“Mi sono sentito uomo la prima volta che ho chiesto aiuto, tenersi tutto dentro non serve a nulla.”
Ha inoltre condiviso la sua esperienza con la paura di non farcela, un timore che ha superato grazie alla determinazione:
“Il lavoro duro paga, sempre. Ho sempre fatto autocritica, ma ho anche trovato la motivazione per andare avanti.”

Il supporto della famiglia
Ricci ha sottolineato l’importanza degli amici e della famiglia nel suo percorso:
“Condividere ogni vittoria e ogni successo con loro è meraviglioso. Il senso del successo è tutto qui: condividerlo con chi ti vuole bene, perché nessuno vince o si salva da solo. A tutti voglio dire di dare sempre il massimo in ciò in cui credono, ma di non dimenticare mai chi li sostiene.”