Controversia a Lesmo

Opposizione a Lesmo contesta l’assunzione della presidente Anpi nello staff del sindaco

I consiglieri di Fratelli d’Italia e Per Lesmo segnalano possibili conflitti di interesse e violazioni di principi costituzionali relativi all'imparzialità dei dipendenti pubblici

Opposizione a Lesmo contesta l’assunzione della presidente Anpi nello staff del sindaco

La questione sollevata a Lesmo va oltre le sole formalità burocratiche, manifestando un acceso dibattito sull’imparzialità dell’amministrazione. La tensione politica è aumentata dopo la presentazione, sabato scorso, di una diffida formale e urgente indirizzata alla sindaca Sara Dossola, con copia inviata alla Prefettura, per richiedere la revoca dell’incarico a Emanuela Rastelli.

Controversia sull’assunzione della presidente Anpi

Al centro delle critiche dei gruppi di opposizione, «Fratelli d’Italia» e «Per Lesmo», vi è il decreto sindacale che ha portato Rastelli, presidente della sezione Anpi di Arcore, a far parte dello staff della sindaca, poche ore prima dei festeggiamenti natalizi.

Il 23 dicembre, infatti, l’Amministrazione ha ufficializzato l’ingresso di Rastelli come funzionario amministrativo part-time (12 ore settimanali). Sebbene l’incarico sia previsto dall’art. 90 del Testo Unico degli Enti Locali, i consiglieri Luca Zita, Federica Bonfanti, Laura Confalonieri e Carlo Colombo lo giudicano legale ma instabile e contestabile.

Non è tanto una questione di competenza tecnica quanto di legame politico e associativo. «Rastelli è l’attuale presidente della sezione Anpi di Arcore, che comprende un territorio ampio (Arcore, Camparada, Correzzana, Lesmo e Usmate Velate) e ha frequentemente assunto posizioni pubbliche a favore di un “centrosinistra unito”», hanno dichiarato i rappresentanti del centrodestra. La diffida sostiene che la sovrapposizione tra il ruolo di dipendente pubblico e quello di leader di un’associazione con chiari orientamenti politici possa generare un conflitto di interessi costante.

Il 25 Aprile e le tensioni con la Chiesa

Un altro elemento che ha acceso il dibattito è la coincidenza del 25 aprile, data in cui il parroco della Comunità Pastorale di Lesmo, don Mauro Viganò, ha programmato le celebrazioni delle Prime Comunioni. Questa scelta ha suscitato una reazione accesa da parte dell’Anpi, tramite una lettera firmata da Rastelli, che ha definito l’operazione «inopportuna» e ha accusato il parroco di «mancanza di rispetto verso la memoria di chi ha combattuto». Gli oppositori si interrogano ora su come la neo-assunta possa svolgere un ruolo nelle relazioni istituzionali con la parrocchia dopo averla criticata pubblicamente. Ciò potrebbe compromettere la sua efficacia, costringendola ad astenersi da questioni relative a patrocini, contributi o concessioni alla parrocchia.

Le sei motivazioni della diffida

Il documento presentato dai consiglieri al sindaco e al prefetto di Monza e Brianza, Enrico Roccatagliata, espone sei motivazioni per considerare la nomina come «nullità radicale»: violazione dell’imparzialità (l’articolo 97 della Costituzione richiede che la Pubblica Amministrazione sia neutrale, principio compromesso da una nomina così politicizzata), conflitto di interessi (articoli 6 e 7 del Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici), mancata autorizzazione (violazione dell’art. 53 del D.Lgs. 165/2001), incompatibilità sostanziale (divieto di cumulare ruoli controllati e controllanti), contraddizione intrinseca (impossibilità di svolgere l’incarico senza continui obblighi di astensione) e rischio di discriminazione (possibilità che associazioni di centrodestra o civiche vengano trattate ingiustamente).

Un danno all’immagine di Lesmo

Oltre agli aspetti legali, i consiglieri sottolineano anche il danno al prestigio dell’ente. Secondo Zita, Bonfanti, Confalonieri e Colombo, Lesmo è ora al centro di una polemica «pretestuosa e infondata» che ha intaccato la dignità del Comune, convertendo una celebrazione come quella del 25 aprile, simbolo di unità, in un campo di battaglia ideologico.

«In un momento storico mondiale caratterizzato da conflitti laceranti, si avvertiva la necessità di tutto tranne che di una polemica che divide la comunità e offende le istituzioni religiose del territorio», conclude la nota stampa.

La sindaca Dossola ha ora sul tavolo la diffida, con la richiesta di revocare immediatamente il decreto. In caso contrario, la questione potrebbe approdare in sedi competenti, con il rischio di responsabilità erariali e disciplinari per il municipio. Il caso è diventato un argomento di discussione predominante tra i cittadini di Lesmo «nei bar e sui social», evidenziando una frattura nel tessuto sociale che sarà difficile sanare.