Lutto

Lesmo in lutto per don Gianni, il pastore che ha amato la sua comunità

Don Gianni Viganò, originario di Besana Brianza, è deceduto oggi, sabato 4 aprile, all'età di 87 anni.

Lesmo in lutto per don Gianni, il pastore che ha amato la sua comunità

Lesmo è in lutto per la perdita del suo amato pastore. Oggi pomeriggio, sabato 4 aprile, è scomparso don Gianni Viganò, all’età di 87 anni. Per la comunità pastorale di Santa Maria di Lesmo, Correzzana, Gerno e Peregallo, don Gianni è stato molto più di un semplice sacerdote: per ben 31 anni, dal 1995, è stato un punto di riferimento, affettuosamente ribattezzato “papà” da tanti, capace di guidare la fede anche nei momenti più difficili, sempre con un sorriso e una battuta pronta.

Il Sabato Santo porta con sé un silenzio particolare, quello dell’attesa, mentre la Chiesa si prepara per l’annuncio della Pasqua. È in questo momento sacro, sospeso tra il dolore del Venerdì e la gioia della Domenica, che don Gianni ha scelto di concludere il suo pellegrinaggio terreno.

Per un sacerdote che ha dedicato la vita a spezzare il Pane e annunciare la Parola, morire in questo giorno non appare casuale. Il Signore sembra averlo chiamato a sé nel momento in cui la liturgia tace, permettendogli di ascoltare per primo il rintocco della Risurrezione. Mentre la Chiesa è ferma davanti al sepolcro, lui si dirige verso la Luce che non tramonta.

Un percorso di vita ispirato dalla fede

Originario di Besana Brianza, don Gianni spesso raccontava che la sua vocazione non era stata sempre sostenuta dalla sua famiglia. Primo di cinque figli, affrontò le resistenze dei genitori, desiderosi di un futuro diverso per lui. Tuttavia, la sua determinazione rimase salda. Dopo gli studi presso i Salesiani a Milano, dove incrociò persino un giovane Silvio Berlusconi, venne ordinato sacerdote nel 1964 dal cardinale Giovanni Colombo.

Ricordi dal passato

Nel 2019, in occasione del suo 80esimo compleanno, don Gianni rilasciò un’intervista al Giornale di Vimercate. Raccontò: “Ero il primo di cinque figli e i miei genitori mi fecero frequentare la quinta elementare a Vendrogno, in un istituto gestito dai Salesiani. Solo più tardi scoprii che anche Berlusconi aveva frequentato il mio stesso istituto.”

La sua vocazione al sacerdozio si era manifestata precocemente, influenzata dalla presenza di uno zio prete che operava a Monza.

“Nonostante i miei genitori non volessero che seguissi questa strada, la mia determinazione rimase intatta. Grazie a don Mario Cazzaniga, che era cappellano dell’ospedale di Monza, entrai in seminario a Masnago. Qui intrapresi gli studi che mi portarono all’ordinazione sacerdotale nel 1964, a soli 25 anni. Dopo, fui nominato vicario parrocchiale a San Vittore Olona fino al 1976. In quegli anni, oltre a gestire l’oratorio, insegnavo religione all’istituto dell’Acqua di Legnano. Nel 1970 ebbi l’opportunità di conoscere don Luigi Giussani e di avvicinarmi al Movimento di Comunione e Liberazione.”

Affrontare le sfide della comunità

Don Gianni si era temprato nelle difficoltà. Nel 1976, appena nominato parroco a Cesano Maderno, si trovò a gestire l’emergenza del disastro ambientale della diossina. In quegli anni, tra oratori improvvisati e una comunità ferita, comprese che essere prete significava soprattutto “stare nel mezzo”. L’incontro con don Luigi Giussani segnò profondamente il suo percorso, legandolo all’esperienza di Comunione e Liberazione.

Unione e comunità

Il suo arrivo a Lesmo nel 1995 segnò l’inizio di un legame indissolubile. Sotto la sua guida, la parrocchia si trasformò in una vera comunità. Un capitolo significativo del suo ministero è stata la creazione della Comunità Pastorale Santa Maria, un’iniziativa voluta dal compianto arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi.

Don Gianni iniziò la sua missione a Lesmo come parroco, per poi assumere anche le responsabilità delle parrocchie di Gerno e, dal 2008, della Comunità Pastorale che si ampliò con l’inclusione di Correzzana. Fu il vero architetto di questa unione, affrontando sfide che andavano oltre la mera gestione burocratica. La sua pazienza e determinazione lo portarono a spiegare che l’unione non significava una perdita di identità, ma un arricchimento reciproco.

Un’eredità duratura

Don Gianni lascia un’importante eredità materiale e spirituale. Tra le sue opere più significative vi sono la ristrutturazione del Cineteatro Piccolo, il recupero della chiesa parrocchiale e l’acquisto del “pratone” dell’oratorio San Giuseppe, un luogo pensato per la crescita dei giovani. È stato anche il fondatore della Comunità Pastorale Santa Maria, dedicata alla Madonna, alla quale era molto legato.

Riflessioni sul suo ministero

 

Un uomo di silenzio e di presenza

Se le opere materiali rimangono, è la figura di don Gianni a mancare di più. Capace di abitare il silenzio, lo si vedeva spesso camminare con il rosario tra le dita e lo sguardo rivolto a Maria. Ma subito dopo, lo si poteva trovare a scherzare con i passanti nel parcheggio dell’oratorio. Il soprannome affettuoso “don parcheggiatore” era il segno della sua vicinanza alla gente, amava raccogliere le storie e ascoltare i problemi degli altri, offrendo consigli quando possibile.

Una passione per la Juventus

Inoltre, don Gianni era un fervente tifoso della Juventus e non perdeva occasione per stuzzicare i parrocchiani interisti e milanisti, trasformando il tifo in un momento di incontro e allegria. Negli ultimi anni, anche quando le sue forze iniziavano a diminuire, la sua presenza è rimasta una costante rassicurante. Ha insegnato a chi ha avuto il privilegio di stargli accanto che la Chiesa è composta non solo da muri, ma da laici responsabili e da una comunità in grado di “abitare la storia”. Oggi, Lesmo saluta un uomo, un sacerdote, un “papà” e un pastore che ha invecchiato con dignità e il cuore dei giovani. Il “parcheggiatore di anime” ha terminato il suo viaggio, ma il solco che ha tracciato rimarrà per sempre nel cuore della sua gente.

Le testimonianze dei parrocchiani

“Negli anni trascorsi a Lesmo, abbiamo conosciuto molte sfaccettature di don Gianni”, hanno dichiarato alcuni parrocchiani. “Abbiamo apprezzato il ‘don Gianni uomo della preghiera silenziosa’, con il rosario tra le mani e uno sguardo fisso a Maria. E non possiamo dimenticare il ‘don Gianni sacerdote della presenza di Cristo’, che ha cercato di guidarci verso una comunità che sappia ‘abitare’ le mutevoli circostanze della storia.”