Rimborsi e polemiche ad Arcore

Il Comune di Arcore restituisce 442mila euro a Rovagnati

Oneri anticipati nel 2012 per un ampliamento mai realizzato, ora al centro di un acceso dibattito politico.

Il Comune di Arcore restituisce 442mila euro a Rovagnati

Un rimborso di quasi mezzo milione di euro, un nuovo supermercato bloccato e un acceso dibattito politico che si sviluppa su un arco temporale di quattordici anni. Questi gli elementi che caratterizzano la recente variazione di bilancio approvata dal Consiglio comunale di Arcore.

Rimborso di 442mila euro e no al polo commerciale

Al centro della controversia si trova l’azienda di salumi Rovagnati, che incassa dal Comune la restituzione di 442mila euro per un progetto industriale mai realizzato. Contestualmente, però, l’azienda riceve un secco rifiuto alla proposta di trasformare una parte dell’area di via Monte Rosa in un polo commerciale.

Il conflitto politico

Questa situazione ha scatenato un aspro confronto tra le forze politiche locali. L’assessore al Bilancio Serenella Corbetta ha accusato l’opposizione di “ricatto morale ed etico”, mentre il Partito Democratico ha alzato le barricate in aula, mentre l’ex sindaca Rosalba Colombo ha liquidato la questione con una citazione dal noto duo comico: «Che barba, che noia».

La questione risale al 2012

Per comprendere il malcontento dell’assessore Corbetta, è necessario tornare al 2012, quando la giunta di centrosinistra guidata da Colombo operava in un contesto di rigidi vincoli economici imposti dal “Patto di stabilità”. In quel periodo, Rovagnati versò al Comune 442mila euro, di cui circa 200mila come anticipo sugli oneri di urbanizzazione, per un ampliamento del sito in via Monte Rosa. Sebbene il permesso di costruire fosse stato rilasciato nel 2013, l’azienda non lo utilizzò mai, lasciando scadere l’autorizzazione nel 2019. La giunta attuale, guidata da Maurizio Bono, si è vista costretta a restituire tale somma.

Corbetta esprime il suo imbarazzo

Durante un Consiglio comunale riservato, l’assessore Corbetta ha espresso il suo “imbarazzo personale”:

“La proprietà non ha richiesto nel 2019 alcun rimborso, ma lo chiede ora. Quegli oneri furono incassati nel 2012 con una delibera dal titolo emblematico: “anticipo oneri di urbanizzazione per copertura patto di stabilità”. Ritengo quella delibera vergognosa e forzosa, perché la proprietà aveva anticipato somme senza averne il titolo legale per ampliare il sito produttivo”.

Corbetta ha anche sollevato dubbi sulla tempistica della richiesta:

“Il permesso di costruire è scaduto nel 2019 e si richiede il rimborso solo oggi, nel 2026”.

La risposta del PD

La dura requisitoria di Corbetta ha trovato una risposta nel consigliere del Partito Democratico, Michele Calloni, che ha difeso l’operato della giunta Colombo, invitando a considerare il contesto storico:

“Quella delibera aveva tutti i pareri favorevoli, a differenza della delibera del 2023 sulla ex hangar Falck, che non aveva pareri tecnici. In quel periodo, l’anticipo sugli oneri serviva a evitare il fallimento di imprese locali o la mancata paga per professionisti da parte del Comune”.

Rovagnati torna nel 2025 con nuove proposte

Nel mentre, la Rovagnati ha ripreso i contatti con il Comune nel 2025, presentando una nuova istanza per un permesso di costruire. Questa volta, però, l’azienda ha abbandonato l’idea di espandere il sito industriale, puntando su un progetto commerciale per la realizzazione di una media struttura di vendita, ovvero un supermercato, nell’area strategica tra via Monte Rosa e via Resegone.

Accuse di ricatto

Il nuovo progetto ha spinto l’amministrazione a una serie di controlli, portando a una Conferenza dei Servizi con diverse autorità. Tra i pareri più significativi, quello negativo del Parco della Valle del Lambro, che ha evidenziato come l’intervento non fosse un semplice recupero ma una nuova edificazione. Così, il Comune ha negato la richiesta, supportato da un parere legale che ha confermato l’incompatibilità con le norme del Pgt arcorese.

In questo contesto, l’assessore Corbetta ha sottolineato:

“L’anticipo di oneri su un permesso di costruire non ancora rilasciato non si doveva fare; è un impegno non accettabile da un’amministrazione. Questo ricatto di aver versato soldi prima di avere il permesso e richiederli ora, dopo il diniego, è una questione morale ed etica inaccettabile”.