Una nuova fase per Antonella

Un lungo servizio alla comunità: Antonella Vadalà va in pensione dopo 43 anni

Dopo una carriera che l'ha vista protagonista tra l'asilo delle suore e i servizi sociali, la storica dipendente comunale di Concorezzo saluta i colleghi e la cittadinanza.

Un lungo servizio alla comunità: Antonella Vadalà va in pensione dopo 43 anni

Il lavoro può essere visto come un dovere, ma per Antonella Vadalà è stata una vera vocazione. Icona del Comune di Concorezzo, ha chiuso venerdì scorso, 27 febbraio, una carriera iniziata il 18 novembre 1981, circondata dall’affetto dei colleghi in una festa organizzata in Municipio.

Originaria della Calabria e concorezzese d’adozione da 63 anni, Antonella ha rivissuto con emozione la sua carriera in un’intervista esclusiva al nostro giornale.

Inizio al servizio autobus

“Ho iniziato nel servizio autobus, con il giro del pullman e alzandomi presto. In seguito, sono diventata insegnante di sostegno e maestra presso il nostro storico asilo delle suore. Ho incontrato colleghe preziose, è stato un periodo fantastico”.

Riflettendo sugli anni trascorsi a scuola, ha condiviso: “Portavamo i bambini al mare con il pullman come regalo per il diploma. Abbiamo creato una scuola materna meravigliosa, ricordo ancora i volti di ogni bambino”.

Le sue parole rimandano a una comunità educativa vivace, ricca di relazioni e iniziative, dove Antonella ha lasciato un segno tangibile. Nel 2001, è passata ai servizi sociali del Comune, dove ha potuto esprimere appieno la sua esperienza umana e organizzativa.

“È stato un dono bellissimo – ha affermato con le lacrime agli occhi – Penso al volontariato dei trasporti in tutti questi anni, con volontari eccezionali. È stata un’esperienza di umanità che le persone hanno donato a me, non viceversa”. Il servizio di trasporto sociale, di cui è stata responsabile, è diventato una rete di supporto per la comunità, con numeri significativi tra i 10mila e gli 11mila trasporti annuali, circa 40 volontari e sei mezzi, gestiti con telefonate, richieste ed emergenze.

Una vita al telefono e allo sportello

“Ricevevo tra le 90 e le 100 chiamate a settimana… la mia vita è stata dedicata allo sportello e al telefono” – ha ricordato con un sorriso, che trasmetteva sia la fatica che l’impegno profuso. Questo è stato particolarmente vero nei momenti più critici. “Ai servizi sociali è stato difficile, soprattutto durante il periodo Covid” – ha sottolineato. Nel suo racconto, ha menzionato anche i colleghi e gli amministratori incontrati nel suo percorso: “I colleghi del Comune sono persone con cui mi sono sempre sentita stimata. E i politici, che hanno fatto parte del mio viaggio: li conosci, li incontri. Non voglio ringraziare nessuno in particolare, poiché ognuno ha avuto un ruolo importante”. Questo passaggio riflette una carriera intrecciata con la vita istituzionale della città, attraversando diverse amministrazioni, sempre con lo stesso spirito di servizio. Venerdì, nel suo ultimo giorno di lavoro, l’emozione è emersa più volte. “Sono felice di andare in pensione, ma penso che sia anche il risultato del lavoro che ho fatto, che mi ha dato…”, si è interrotta, sopraffatta dall’emozione, “Davvero tanto. Non riuscirei a stare lontana da questo luogo”.

Un nuovo capitolo

Ora si apre un periodo nuovo, ma non vuoto. “La parte umana è una ricchezza che devo condividere con gli altri – ha affermato con convinzione – Mi guarderò attorno e penserò a cosa dedicarmi”. Il pensionamento non rappresenta quindi una disconnessione, ma un’opportunità per vivere il paese in modo diverso, anche perché Antonella è prima di tutto una donna di relazioni e nonna di tre splendidi nipoti. “La mia vita è stata lo sportello e il telefono – ha ripetuto – Dentro di me c’è un cassetto dove conservo i ricordi, gli incontri, i volti delle persone: mi ricordo tutto”. Venerdì, la festa di saluto con amici e colleghi ha visto ognuno di loro indossare un cartellino con il soprannome affettuoso che Antonella aveva dato loro. Si chiude così un’era ricca di emozioni e gratitudine, che rimarrà impressa tra le vie del paese e nei cuori di chi l’ha conosciuta.